“IL CUORE DELL’EDUCAZIONE: RISCOPRIRE LA PATERNITÀ E LA MATERNITÀ DELL’EDUCATORE”

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San Giovanni Paolo II, parlando di San Giovanni Bosco, disse: “Per educare bisogna amare”.

Una frase eccezionale e che molte volte si dà per scontata, ma l’Amore sta veramente alla base dell’educazione! Per essere educatori bisogna amare Cristo e grazie a Lui amare i nostri bambini.
Il tema del bivacco di formazione per educatori ACR, che si è tenuto al Seminario arcivescovile di Genova il 30 e 31 marzo 2019, ha avuto come tema: “Il cuore dell’educazione: riscoprire la paternità e la maternità dell’educatore”; grazie a Giorgia Brambilla (ostetrica, bioeticista e teologa morale) e a Roberto Marchesini (psicologo e psicoterapeuta) abbiamo potuto riscoprire la nostra virilità e femminilità e riflettere su quanto esse siano fondamentali nella vita, soprattutto in quella educativa.
Una domanda, posta dal nostro amato assistente diocesano don Alvise Leidi, ci ha accompagnato per tutta la durata del bivacco: “Chi siete?” che si è declinata in: “Per chi sei disposto a morire?” “Per chi vivi?” “Per chi ti sacrifichi?” “A chi sei fedele?”. Domande che possono risultare banali, ma alla quali, così su due piedi, pochi di noi saprebbero rispondere. Domande che sono radici e fiori della nostra vita spirituale.
Il primo giorno, centrato maggiormente sulla figura dell’uomo e del bisogno di virilità all’interno della società e nel gruppo educatori, abbiamo analizzato come la figura dell’uomo sia cambiata nel corso della storia.
Oltre a tanti altri riferimenti letterari e artistici non potevamo non citare colui che la donna ha gratificato più di tutti: Papa Wojtyla, il quale dedicò i suoi primi cinque anni da pontefice, dal 1979 al 1984, a parlare della famosa “Teologia del Corpo” ovvero una raccolta di 129 discorsi sulla sessualità, tenuti nelle udienze del mercoledì, che sono una voragine stupenda di profondità teologica su ciò che significa essere maschio e femmina in relazione l’uno all’altra e con Dio.
Il papa polacco, inoltre, scrisse quel capolavoro, pubblicato nell’estate del 1988, che è la “Mulieris dignitatem”.
In altre parole potremmo dire che GPII ha ricordato agli uomini quel “paradigma ed esemplare della mascolinità” che è Gesù e alle donne quel “prototipo e archetipo della femminilità” cioè Maria.
C’è un progetto comune nell’uomo e nella donna: essere come Cristo e dare la vita per i nostri fratelli perché è solo cercando la felicità dell’altro che troviamo la nostra.
L’uomo è chiamato a difendere! Marchesini ha voluto ripetere come la forza sia un cambiamento fondamentale nella crescita di un ragazzino al quale bisogna spiegare che essa va usata per difendere donne e bambini, non per prendersela con loro; “Tu sei più forte perché se c’è qualcuno che deve dare la vita per difendere, quello sei proprio tu!”. Nel caso in cui venisse a mancare una totale accettazione e comprensione della propria forza si rischierebbe di incappare in casi di bullismo che, ahimè, sono sempre più frequenti. La forza del ragazzino deve diventare fortezza, deve diventare coraggio e cosa è il coraggio se non la disponibilità a perdere per un bene, a perdere per l’altro?
Domenica mattina nella conferenza della dottoressa Brambilla le protagoniste siamo state noi fanciulle, senza trascurare però i nostri amati maschi.
Anche con lei siamo partiti dal presupposto che le differenze siano da riscoprire e che siano proprio esse a favorire l’unione.
Facendo riferimento alle nostre esperienze dirette (il sabato pomeriggio, durante i campi estivi, nei bivacchi ecc) abbiamo parlato di come l’approccio al gioco cambi da bambino a bambina, analizzando non con che cosa giochino, bensì come. Le bimbe sono attratte dai volti, mentre i maschietti, dal canto loro, sono attratti dal rumore. Le donne in miniatura instaurano fin da subito un ascolto emotivo, mentre il piccolo uomo è per sua natura con una mentalità “se c’è un problema ci deve essere una soluzione!”. La dottoressa ha ribadito più volte come durante l’infanzia spetti a noi grandi agevolare il rapporto con il genitore dello stesso sesso e il riconoscimento dei pari dello stesso sesso.
La Brambilla concludendo ci ha illustrato le caratteristiche di noi donne, di noi educatrici: l’empatia, la resistenza, la capacità oblativa, la capacità di fare spazio, la capacità di saper far essere, la capacità di saper anteporre i bisogni dell’altro ai nostri, il nostro saperci fare “scala”, la nostra capacità di amare facendo emergere la parte migliore dell’altro puntando alla sua santità.
Durante il bivacco abbiamo toccato anche tante altre tematiche che hanno arricchito il nostro zaino dell’anima. Grazie a tutta l’equipe ACR della diocesi per aver organizzato tutto al meglio.
Noi educatori, inoltre, vorremmo ringraziare dal profondo del cuore: don Giorgio, don Massimo, Mariangela e tutto il consiglio parrocchiale di AC perché, oltre al costante appoggio spirituale e fisico, ci hanno dato l’opportunità di poter partecipare a questo bivacco, un’occasione per sentire ancora di più il calore e gustare la meraviglia della nostra, grande e bella AC!
Infine cogliamo l’occasione per ringraziare voi genitori che ci regalate ogni sabato l’opportunità di poter amare, di allenarci ad amare i “nostri bambini”.

Martina Bottaro

Autore: acarenzano