Liberi di decidere… ma siamo proprio sicuri?

Ormai è già un po’ tempo che i vari media non perdono l’occasione per parlare sempre più spesso di aspetti diversi che coinvolgono la sfera affettiva della persona. Tra le varie questioni proposte, vorrei focalizzare l’attenzione su un tema che, più o meno silenziosamente, si sta facendo breccia nella nostra quotidianità. Stiamo parlando della questione legata all’identità di genere, più comunemente conosciuta come teoria del gender. Nata in America intorno agli anni ’70-’80, questa corrente di pensiero propone una visione differente del genere (maschile o femminile) comunemente associato a una persona. Secondo questa teoria infatti, il genere di una persona non può essere più associato in modo univoco all’identificazione dei propri connotati sessuali ma deve essere frutto di una libera scelta della persona stessa che, in funzione delle emozioni provate, decide a quale genere appartenere e verso quale altro genere indirizzare i propri eventuali sentimenti affettivi più intimi. Ecco quindi proporre “nuovi” generi in cui una persona può cercare di riconoscersi: lesbica, gay, bisessuale, transessuale sono parole ormai diventate comuni nel linguaggio quotidiano e le cui iniziali formano quella fantomatica sigla Lgbt di cui spesso si sente parlare.

In mezzo a tanta confusione, il gruppo adulti di Azione Cattolica ha voluto cercare di chiarirsi un po’ le idee in un incontro di approfondimento che ha visto coinvolti due ospiti, l’avvocato Anna Maria Panfili del Forum Famiglie della diocesi e la dottoressa Gemma Migliaro, presidente di Scienza e Vita Genova e presidente nazionale di Medicina e Persona. È stata un’occasione molto interessante per capire un po’ meglio cosa può nascondersi dietro queste nuove tendenze che solo apparentemente cercano di rendere più libere le persone. Approfondendo i vari aspetti, ti accorgi che purtroppo “non è tutto oro quel che luccica”. Infatti, cercando le risposte alle tante domande che suscita l’argomento, scopri che a volte le persone che rifiutano il proprio essere ontologicamente maschio o femmina si trovano poi a vivere una condizione di profonda tristezza, di disagio e di conflitto interiore perché credono di essere quello che in realtà non sono; scopri che non puoi più insegnare ai tuoi figli alcuni valori in cui hai sempre creduto (per esempio la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna) perché potresti essere accusato di omofobia e andare incontro a sanzioni civili e penali; scopri che a scuola potrebbero essere applicate linee guida in campo di educazione sessuale che non condividi come genitore ma a cui opporsi non è facile; scopri che i movimenti Lgbt a cui è tanto caro il concetto di libertà hanno dimostrato in più occasioni insofferenza verso chi vorrebbe pensarla in modo diverso; scopri che in nome del “politically correct” e della lotta alla discriminazione non puoi più esprimere liberamente la tua opinione per cercare di avere un dialogo e un confronto costruttivo; scopri che spesso dietro a dichiarazioni e atti di accusa si nascondono strumentalizzazioni e manipolazioni per secondi fini; scopri che di tutti questi aspetti (e di tanti altri) i media non se ne occupano mentre focalizzano l’attenzione su questioni di relativa importanza solo per generare ancora più confusione.

Fermandosi un attimo a riflettere, alcune domande sorgono quasi spontanee: siamo proprio sicuri che abbracciare certe teorie ci porti poi a essere così liberi di scegliere come vogliono farci credere? Siamo proprio sicuri che affidarsi alle emozioni dettate dal momento sia la scelta migliore, soprattutto per i nostri bambini e adolescenti che ancora non hanno una capacità di discernimento? Siamo proprio sicuri che ogni desiderio umano debba essere trasformato automaticamente in un diritto da rivendicare a ogni costo? Siamo proprio sicuri che queste continue voci assordanti secondo cui tutto è relativo, in realtà non ci rendano sempre più schiavi dei nostri istinti, delle nostre pulsioni umane e degli interessi di altri?

Di fronte al dilagare di certe ideologie radicali non possiamo rimanere indifferenti. E’ necessario che ognuno non si accontenti del “sentito dire” ma si impegni ad approfondire le questioni per poterle valutare con un adeguato spirito critico (per esempio, i genitori potrebbero consultare i piani di offerta formativa delle scuole in cui sono iscritti i propri figli per capirne le linee guida). Solo così, con le idee chiare, potremo arrivare a una vera condivisione dei diversi punti di vista e al vero dialogo.

Igor